AMERICA OFF LIMITS PER GUERRE, GOLPES E GUERRIGLIE

La battaglia di Obama al Congresso di Washington per sospendere le cinquantennali sanzioni contro Cuba è appena cominciata e le diverse ostilità in atto tra l’ Alaska e la Terra del fuoco non si dissiperanno per incanto; tuttavia il settimo Vertice di tutti i paesi americani riunito in questo fine settimana a Panamá ha bandito i confronti armati dal continente e affermato il dialogo come mezzo per dirimere ogni vertenza. Un risultato che certamente esalta il valore della pace!

Non lo rende meno straordinario e clamoroso, preannuncio di ulteriori sviluppi economici e politici concreti e rilevanti, il fatto che fosse atteso grazie al lavoro nell’ ultimo anno delle diplomazie più direttamente interessate (specialmente attiva quella vaticana, con alla testa il cardinale Pietro Parolin). Non è retorico affermare che si tratta di una vittoria della ragione contro la forza. Quasi non ha precedenti nelle relazioni tra il nord opulento e il sud carente di sviluppo.

Il clou del vertice è stato l’ incontro faccia a faccia, tra Obama e Raul Castro. Ma successivamente il presidente degli Stati Uniti si è riunito anche con il capo di Stato venezuelano, Maduro. Un colloquio non meno delicato dell’ altro. I diritti umani sono stati al centro di entrambi. Obama ha parlato con il leader cubano dei trasporti aerei, delle telecomunicazioni e dei rapporti finanziari in attesa della fine dell’ embargo. Essenzialmente di una normalizzazione dei rapporti con il capo di stao venezuelano.

cubPer Castro è la prima volta, Cuba non era mai stata ammessa prima al Conclave americano. Non può ignorare mezzo secolo di esclusioni. Ne ripercorre puntualmente la storia: afferma orgogliosamente e con puntiglio che Cuba ha subito l’ oltraggio del terrorismo, non lo ha mai promosso. Cita come una provocazione l’attuale presenza a Panamá di un  agente cubano della CIA al quale viene attribuita la delazione che portò alla morte Che Guevara. L’ assemblea lo applaude.

Raul è però più che attento a salvaguardare la figura di Barak Obama, del quale più volte loda l’onestà e la coerenza. Scagionandolo da qualsiasi responsabilità relativa al passato, quasi a voler anche esorcizzare i rischi che continuano a insidiare la nuova intesa. Evita di nominarlo perfino quando respinge come paradossali oltre che ingiuste le accuse rivolte solo qualche giorno addietro dal Presidente americano al Venezuela. E di nuovo scroscia l’ applauso dei presenti.

usaObama si mostra tanto risoluto quanto realista e in questo equilibrio sembra risiedere la forza  della sua iniziativa, la concretezza possibile, che anche all’ opposizione repubblicana costerà  negare:”Non è un segreto, e il presidente Castro concorderà con me, che tra i nostri due paesi continueranno a esistere differenze. Noi continueremo a parlare fondandoci sui valori universarli che consideriamo più importanti; il presidente Castro farà altrettanto”.

Gli ostacoli a una totale fluidità dei rapporti interamericani, dunque, restano numerosi. Alcuni di principio e pertanto quasi impossibili da rimuovere. Tuttavia l’ idea stessa di considerare possibile e positiva una coesistenza tra diversità ideologiche, apre la strada a reciproche concessioni, alla tolleranza come criterio di fondo per un buon vicinato sufficiente a evitare il precipizio della dicotomia amico-nemico. “La proclamata fine delle ideologie, coincide con l’ esplosione dell’ estremismo fondamentalista”, ha osservato la presidente argentina, Cristina Kirchner.

Il risultato di Panamá è prezioso, va consolidato. Non lo diminuisce la circostanza che a raggiungerlo siano due contraenti in difficoltà: il presidente americano limitato nella sua libertà legislativa da un Congresso dominato dall’ opposizione e avviato alla fine del proprio mandato; quello cubano alle prese con un’ insostenibile autarchia economica e un modello politico sfibrato, sebbene ancora capace di esigere fedeltà da una parte rilevante della popolazione.

Ai governi cubano e venezuelano è richiesto di garantire il rispetto dei diritti umani e politici nei loro rispettivi paesi, in modo da non offrire pretesti ai nostalgici della guerra fredda. La solidarietà latinoamericana manifestata anche in questo summit di Panamá garantisce la condizione fondamentale per consolidare l’ apertura di Obama. E offre l’ opportunità per fare dell’ America Latina una regione sovrana e aperta a una nuova stagione di sviluppo nella sicurezza.

 

(Image Credits: www.summit-americas.org)

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