L’ UOMO DELLA PROVVIDENZA FERMATO DALLA DEMOCRAZIA

Evo Morales presidente della Bolivia

Uomo della Provvidenza l’indio Evo Morales, Presidente della Bolivia, lo è stato davvero, letteralmente. In questa semplice constatazione risiede l’eccezionalità del suo caso. Che indirettamente ripropone valori in Europa ormai controversi o ritenuti frequentemente arcaici come l’alternanza al potere in un sistema di democrazia parlamentare e l’opposizione sinistra-destra. Mentre in Bolivia -paese dimenticato tra le nubi e la terra, nondimeno vivo come mai prima- riprendono concreto significato politico e sociale. In una decina d’ anni questo dirigente di etnia aymara, intelligente, ritenuto personalmente onesto, non privo tuttavia di qualche eccentricità e spunti di arroganza, ha preso il governo di un piccolo paese ibernato nel sottosviluppo andino e l’ha scongelato nella modernità. Il Financial Times, non proprio un giornale qualsiasi, l’ha proclamato da Wall Street “il socialista di maggior successo nel mondo”. E’probabile che il suo successo resti maggiore anche al confronto con leaders non socialisti.

Sembra una favola con sapore a belle époque. Si può capire perciò che da espressione di un collettivo indigeno di base il protagonista sia arrivato a convincersi di essere unico e insostituibile, un individualista alla Max Stirner. Sufficiente a fargli proporre un referendum popolare pur di riformare la Costituzione nazionale, in modo da consentirgli di ricandidarsi per la terza volta alle elezioni presidenziali del 2020. Va ricordato che non è il primo a tentarlo. Lui voleva essere ancora al governo nel 2025, quando verrà celebrato il bicentenario della Bolivia. Ma la maggioranza dei votanti ha bocciato la sua richiesta. Non c’è stata nessuna congiura, nessun Bruto l’ha pugnalato alle spalle. Sebbene non siano pochi e tanto meno innocui i suoi nemici (in Bolivia parlare di avversari non è politically-correct, bensì pura finzione), né costoro abbiano mancato di combatterlo con ferocia fin dal momento stesso in cui è salito al potere.

Fogloa di coca

Foglia di coca

Il suo è davvero un caso straordinario, che testimonia anche la straordinarietà della Bolivia e porta onore alla lucidità politica dei suoi cittadini. Morales, un sindacalista dei produttori di foglie di coca (attività rilevante nell’ economia boliviana), entra a Palacio Queimado nel gennaio 2006. Mai un indio aveva assunto la massima magistratura del paese, sebbene le etnie originarie costituiscano la grande maggioranza degli abitanti: la sua prima lingua è il quechua degli antenati, non l’inglese dei suoi predecessori quasi tutti figli dell’oligarchia laureati negli Stati Uniti, dove in qualche caso persino risiedono. L’eredità che riceve è quella di una nazione tra le più arretrate del continente, forse la più arretrata in assoluto anche a causa dell’isolamento geografico: istituzioni corrotte e screditate, una società fratturata e divisa tra bianchi, meticci e indigeni, analfabetismo diffuso, reddito pro-capite miserrimo, infrastrutture inesistenti, rischio permanente di scissione dell’unità nazionale. Non a caso, Ernesto Guevara lo scelse come terreno per la sua utopia rivoluzionaria.

In un decennio il paese è cresciuto a un tasso del 4,9 per cento, per il 2016 è previsto un 3,5 (pesa la caduta del prezzo del gas). Il debito pubblico è stato ridotto di oltre un terzo (è al 40 per cento del PIL); la povertà più che dimezzata. Da 630 milioni di dollari, gli investimenti sono passati a 24,5 miliardi. La spesa pubblica per istruzione e sanità è stata quasi triplicata: sono stati costruiti 221 nuovi ospedali e molte centinaia di scuole. La distribuzione delle terre ha ripartito 23,9 milioni di ettari tra le comunità indigene, 19 milioni alle cooperative contadine, 7,5 a imprenditori agro-alimentari (dati tratti dall’ Almanacco Latinoamericano di Donato Di Santo e dall’ annuario delle Nazioni Unite). Il governo di Morales ha certamente goduto di una congiuntura internazionale favorevolissima che ha spinto tutte le economie dei paesi essenzialmente fornitori di materie prime. Ma in passato analoghe circostanze avevano lasciato la Bolivia più disperata di prima.

Morales e Lula

Morales e il presidente brasiliano Lula

Morales ha ancora quattro anni tondi di presidenza, il suo mandato scadrà nel 2020. La sconfitta nel referendum è stata senza dubbio un colpo duro. Nondimeno quasi tutti i successivi sondaggi accreditano ancora una popolarità di Morales vicina al 60 per cento. I risultati concreti raggiunti non vengono dimenticati. E non c’è da stupirsene in quanto sono senza precedenti nella storia del paese. Salvo un paio di eccezioni, i governi anteriori hanno solo offerto esempi di non comune corruzione e inefficienza, sempre discriminatori nei confronti della popolazione originaria. Il giudizio degli elettori sembra dunque distinguere chiaramente tra l’opera di governo e la pretesa di perpetuarsi al potere: apprezza la prima e rifiuta la seconda. Rendendo manifesta una saggezza che non sempre accompagna l’opinione popolare.

Gabriela Zapata

Gabriela Zapata (facebook)

La sua stessa idea e a maggior ragione l’esito negativo della consultazione referendaria hanno evidentemente indebolito l’immagine di Morales. La campagna di discredito attraverso la strumentalizzazione di vicende personali promossa già prima del voto è divenuta adesso più che mai virulenta. Accusata di frode per l’uso indebito di carta intestata del governo, in favore di un consorzio cinese di cui è rappresentante commerciale a La Paz, è stata arrestata Gabriela Zapata, una giovane e attraente signora bionda con la quale qualche anno addietro il Presidente ha avuto una notoria e tormentata storia d’amore (e un figlio poi deceduto).  Nessun cittadino è al di sopra ogni sospetto, men che meno un pubblico amministratore. Ma ai fatti devono essere contrapposti altri fatti e le eventuali responsabilità penali restano personali. I nostri non sono tempi di eroi sublimi (se mai ce ne furono), furibonda procede in cambio la lotta politica.

 

(Image credits: wikipedia)

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3 commento in “L’ UOMO DELLA PROVVIDENZA FERMATO DALLA DEMOCRAZIA

  1. Pur non essendo abbastanza edotta sulle realtà latino-americane, mi sembra che Morales abbia attuato un vero “miracolo boliviano”sia in campo economico che sociale, però trovo anacronistica e antidemocratica la tentazione populista di farsi presidente a vita .

  2. Per principio sono contrario a cambiare le regole del gioco nel mezzo della partita, quelle di rango costituzionale men che meno. Però, confesso che in questo caso mi viene da augurarmi e augurare agli elettori boliviani che non debbano pentirsi di aver stoppato Morales.

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