LA CIA: IL GIUDICE ARGENTINO ALBERTO NISMAN VITTIMA DEI SEGRETI DI BUENOS AIRES, NON DELL’ IRAN

La morte del Procuratore speciale avrebbe a che vedere con il braccio di ferro scatenato all’ interno del sistema di potere in Argentina dalla riforma dei servizi segreti avviata dalla Presidente, Cristina Kirchner. Non con l’ attentato di 20 anni fa alla mutua ebraica AMIA e alla denuncia che Nisman si apprestava a formalizzare contro il governo, accusandolo di prepararsi a scambiare l’ impunità per i colpevoli iraniani con generose importazioni di petrolio. E’ la pista principale suggerita da due funzionari della più nota agenzia di spionaggio degli Stati Uniti. Non sospettabili di connivenze con l’ Iran.

A riferirla è Ana Baron, la corrispondente da Washington del gruppo editoriale “Clarin”, tra i più potenti del Sudamerica, notoriamente e da tempo in aperto conflitto con il governo che lo accusa di pratiche monopolistiche.  Alla giornalista, profonda conoscitrice dei meandri meno illuminati della capitale degli Stati Uniti, le spie di Langley hanno rivelato anche di ritenere poco consistenti, deboli e pertanto insufficienti le prove raccolte da Alberto Nisman. La sua denuncia contro Cristina Kirchner e il ministro degli Esteri,  Hector Timerman, non viene perciò considerata tra le cause che più probabilmente possono aver portato in qualche modo alla morte del giudice.

Di certo la  CIA ha sull’ affaire Nisman (e non solo, com’è ovvio) un dossier più ampio e approfondito di quello in possesso delle stesse autorità argentine. I documenti segreti del Dipartimento di Stato rivelati anni addietro dal profugo Assange con WikiLeaks, testimoniano infatti che Nisman aveva relazioni strettissime con l’ Ambasciata americana a Buenos Aires. Non solo: Gli agenti americani ponevano mano nella direzione dell’ inchiesta, oltre a fornigli cospicue informazioni.  Ancora nel 2013, il procuratore fu invitato a parlare al Congresso degli Stati Uniti sulla penetraazione dell’ Iran in America Latina. E divenne un beniamino della destra repubblicana più estremista.

La sua morte, tra domenica 18 e lunedi 19 gennaio, resta oscura. Molti episodi che la circondano suscitano interrogativi e sospetti. Tuttavia mancano, comunque non sono di pubblico dominio fino a oggi indizi certi e coerenti. Gli inquirenti chiedono di restare al riparo da interferenze. Intanto il pentolone della politica ribolle. Al rinnovo della carica presidenziale mancano solo nove mesi. La canpagna elettorale è già cominciata, nel sangue. Ne appaiono tutti comprensibilmente preoccupati.

 

(Image credits: Wikimedia Foundation)

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