MESSICO: NARCOS ALL’ ABBORDAGGIO!

Anche Papa Francesco ha fatto giungere il suo cordoglio per la situazione in cui è precipitato il Messico, la violenza e il sangue che corrompono l’ esuberante bellezza e l’ economia al galoppo del grande paese latinoamericano. Avrebbe anche parlato con un amico intimo del rischio di “messicanizzazione”che correrebbe l’ Argentina, per l’ infiltrazione del narcotraffico. E al Palacio Nacional, il gigantesco edificio che occupa come una fortezza un intero lato della piazza più importante di Città del Messico, el Zocalo, fanno capire che il presidente Enrique Peña Nieto non l’ ha presa bene.

Negli ultimi mesi, sono stati numerosi i messaggi arrivati al presidente messicano che insieme ai saluti più cordiali manifestano in realtà insistente allarme per gli assassinii e la corruzione a cui il governo non sembra capace di porre freno. La situazione è tragica. Qualcuno avrebbe anzi suggerito di approfittare dell’ intervento del Papa per tornare a sventolare il laicismo, che nel 1910 fu con la riforma agraria poi tradita la bandiera della rivoluzione: un blando diversivo. Sono ben altri gli interventi di cui ha urgente necessità il Messico.

"Papa Francisco y Enrique Peña Nieto" by PresidenciaMX 2012-2018 - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

“Papa Francisco y Enrique Peña Nieto” by PresidenciaMX 2012-2018 – Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Peña Nieto, sebbene rappresenti quello storico agglomerato centrista che mantiene il nome di Partido Institucional Revoluzionario (PRI), non è nè Madero nè Carranza, e del potere ha una concezione moderata, attenta agli equilibri. Non ignora l’ importanza della chiesa cattolica, anche nel Messico mangiapreti. E soprattutto, si rende conto che di fronte a massacri come quello degli studenti di Iguala, in una regione assediata dal narcotraffico, non basta temporeggiare per eluderne i costi politici. Le divisioni nelle opposizioni possono tranquillizzarlo circa gli effetti sulle prossime elezioni amministrative. Ma le fratture nella società e nel suo stesso partito diventano più profonde e difficili da governare. Il mantenimento dello statu quo potrebbe risultare assai più caro del previsto.

Gli studenti di Iguala sarebbero tutti morti. Soffocati durante un disumano trasporto al luogo destinato per l’ esecuzione, almeno 25 di essi. Gli altri quaranta assassinati con una pistolettata alla testa. I loro corpi tutti bruciati. E’ l’ orrida testimonianza di Felipe Rodriguez Salgado, detto “el cepillo”, Spazzolino, il quale si è attribuito l’ eccidio. Lui solo. Ma i pochi che gli credono sono accusati di complicità dai familiari delle vittime, da vari giornali, da alcuni magistrati inquirenti. E il senso comune tende a dar loro ragione. Ritengono che questa versione sia stata costruita solo per scagionare i poliziotti e i militari sospettati quanto meno di complicità nel sequestro di massa. I ragazzi volevano mobilitare l’ opinione pubblica. La repressione ha carattere politico.

E’ vero che il cardinale Alberto Suarez Inda, recentemente nominato da Francesco I, è cauto nell’ esigere verità sulla tragedia di Iguala e altri fatti sanguinosi. E anche l’ attuale governatore provvisorio del Guerrero, professore universitario ed ex guerrigliero guevariano, ha espresso con molta comprensione ma con altrettanta fermezza, il sospetto che genitori  e amici delle giovani vittime possano essere indirettamente strumentalizzati da quanti sarebbero interessati a cacciare l’ esercito dalla regione. La situazione è indubbiamente intricata, come sempre quando sono molte le parti in causa ad avere le mani sporche e la politica si trova a dover scegliere il male minore.

Certo è che ci sono 44 poliziotti di Iguala, 14 altri d’ un paese circostante, l’ ex sindaco Luis Abarca, la moglie Maria Pineda, uno dei capi del narcotraffico nella zona, Sidonio Casarrubias e 38 dei suoi sgherri, tutti in stato d’ arresto con prove pesanti di partecipazione al sequestro dei giovani e ad un’ altra dozzina di reati. Ma la Procura della Repubblica temporeggia. E il ministro della Difesa, Salvador Cienfuegos ha assunto la difesa dell’ Esercito dalle accuse di essere coinvolto nell’ eccidio di Iguala, oltre che nell’ uccisione in carcere di 22 narcotrafficanti.

Sul giornale della capitale “La Jornada”, Victor Toledo scrive:”Messico è diventato un caso estremo della violenta corruzione che semina caos e morte a livello planetario: 34mila 417 persone assassinate nel 2014; il debito pubblico aumentato nello stesso anno del 22 per cento; il costo dei disastri ambientali provocati dall’ incuria del territorio sommano a miliardi dollari ogni anno; le elezioni nel Guerrero vanno rinviate, perchè l’ infiltrazione dei narcos nelle istituzioni è micidiale e i loro capi hanno compreso che possono farsi eleggere essi stessi sindaci, deputati. . . Non hanno più bisogno di intermediari”.

 

(Image credits: “Mexican Army” by D. Myles Cullen – http://search.ahp.us.army.mil/search/images/index.php?per=10&page=2&search=mexican. Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons )

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