ORIZZONTE ISLAM

“Mamma, li Turchi. . .”, gridavano lungo le coste italiane scugnizzi napoletani e marinai liguri, popolane della Sicilia e preti calabresi.

Il grido echeggiò per secoli, dall’ alto medioevo all’ unità d’Italia, ad ogni apparire delle vele pirate dei saraceni (che non necessariamente erano turchi, in quanto l’ impero islamico, arabo con Maometto e poi turco con la dinastia ottomana, era ampiamente multietnico).

E ancora oggi quel grido evoca saccheggi, sequestri di donne e giovani da ridurre in schiavitù, incendi d’ intere contrade, lagrime e lutti.

E fa naturalmente da filtro alla nostra osservazione degli avvenimenti cruenti e spesso orribili che accadono in questi mesi, in questi giorni nell’ antica Mesopotamia, nell’ a noi vicinissimo Oriente, a Parigi.

Tutto –tragicamente- vero. E però la verità è ben più vasta, complessa e contraddittoria.

Ignorarla non conviene a nessuno.

 

L ‘  O R I Z Z O N T E   I S L A M I C O

 

Profeti  e  Scienziati

Matematici e astronomi arabi videro più lontano degli altri. I 360 gradi dell’orizzonte li chiamarono azimut, zenit e nadir i suoi poli opposti. Tutt’e tre sono parole loro. Algoritmo viene dal nome del genio dell’ algebra al-Khwarizmi. Lungo gran parte del medioevo e soprattutto fino all’ anno Mille, gli arabi più di chiunque altro vollero comprendere il mondo che stavano conquistando in nome di Allah, Corano in una mano e scimitarra nell’ altra. Tutt’ attorno c’erano i barbari che avevano saccheggiato e distrutto l’ antica Roma.

Li aveva preceduti l’ immensa capacità di pensiero dei greci. Gli arabi non si limitarono tuttavia a tradurlo nella propria lingua (merito comunque non da poco). E altrettanto fecero con i numeri portati dagli indiani. Elaborarono, divulgarono, alfabetizzarono. Si mantennero nella concezione tolemaica, la terra (e l’ uomo) al centro di tutto; sollevando nondimeno dubbi ragionati e corposi. Galileo e Bellarmino erano lontanissimi dal nascere. Anche Keplero. Alchimia, medicina e poesia arabe attrassero gli italiani che preparavano il Rinascimento.

Di dove vengono i boia dello Stato Islamico, i nuovi califfi dell’ orrore, gli stupratori seriali, il sadico cinismo predatore di el-Baghdadi in Siria e Boko Haram in Nigeria ?

 

Nel medioevo la più crudele violenza era endemica, la guerra significava ferro, fuoco e sangue: il nemico andava sottomesso o sterminato. I crociati non erano meno feroci del Feroce Saladino, da entrambe le parti era nondimeno possibile incontrare nobiltà e pietà.  Nella reciproca leggenda nera ci sono cento episodi di sorprendenti rispetto e generosità.

Impossibile riassumere in fretta e attendibilmente i 7 secoli del dominio islamico, da Maometto all’ Islam turco, a Solimano il Magnifico, dall’ oligarchia mercantile delle grandi famiglie alla burocrazia religioso-militare dell’ Impero: scienziati e pirati, poeti e stupratori, civiltà e barbarie.

Anche il salto ai nostri giorni, con la globalizzazione che certo ha sconvolto ulteriormente le società islamiche e le loro economie, appare un salto tanto enorme quanto avventuroso. Sebbene indichi una costante nel bisogno di stabilità culturale e integrazione dei gruppi umani, dalla famiglia agli stati, per restare in piedi. E’ anche la storia recentissima delle primavere arabe.

 

Alcune date risultano tuttavia suggestive, come ipotesi di scivolamento fuori dalla tempistica della modernità.  

 

1492: La Riconquista cattolica sconfigge l’ accanita resistenza della roccaforte di Cordova e ricaccia dopo 7 secoli la presenza islamica dalla penisola iberica.

La scoperta dell’ America mette in crisi idee e tradizioni. Dalla sua ricchezza gigantesca la Spagna porta in Europa tanto oro e argento da generare un’ inflazione che arriva a dissestare anche l’ economia finanziaria ottomana e la sua moneta. Poco prima, navigando lungo le coste meridionali dell’ Africa, Vasco da Gama doppiava capo Buona Speranza, aprendo una nuova rotta commerciale verso le Indie e l’estremo oriente. Finiva il monopolio islamico.

I successi dei navigatori italiani, portoghesi e spagnoli spostano progressivamente i rapporti di forza economica tra il mondo islamico e l’ Europa. Ciò che riduce progressivamente nell’ impero ottomano le possibilità di ricomposizione dei conflitti  tra i diversi potentati etnici e familiari, califfati ed emirati che spesso degenerano in guerre aperte. Tanto frequenti che per definirli viene introdotta un’apposita parola: fitna.

1543: Solimano ha conquistato da solo il baluardo cristiano di Belgrado, buona parte della pianura ungherese, Baghdad, il Maghreb africano e l’ accesso al golfo Persico. Ma deve allearsi con la Francia per sconfiggere Ferdinando d’ Asburgo in Corsica e sulla costa mediterranea francese. Ha bisogno della sua artiglieria. Gli islamici stanno perdendo la supremazia militare. Le navi non bastano più. Ci vogliono i nuovi cannoni.

1570: la coalizione cristiana degli europei sconfigge la flotta ottomana a Lepanto. In tutto il secolo seguente s’ intensificano i conflitti interni all’ Impero.

1726: Il Sultano autorizza la regolare pubblicazione di libri, malgrado le critiche dei religiosi.

1734: Contro il parere del clero, crea l’ Università Tecnica di Instambul. Ma quando fonda la Scuola di Artiglieria (che gli europei hanno istituito da tempo), gli imam sostengono che è contraria agli insegnamenti coranici e ne ottengono la chiusura.

1789: La rivoluzione francese coincide in Turchia  con una rivolta del corpo dei giannizzeri. Questa milizia speciale dell’ impero islamico, sostenuta dall’ autorità religiosa e dalla burocrazia amministrativa dell’ impero, si oppongono alla modernizzazione che fa vacillare i privilegi accumulati nel tempo. Il Califfo deve smobilitare alcuni reggimenti per averne ragione.

 

L’ Impero islamico si è dissolto con la Prima Guerra mondiale. E’ scomparso come tanti altri che lo hanno preceduto e seguito nei secoli.

 

Le conseguenze delle sue contraddizioni irrisolte continuano tuttavia ad agire. I popoli islamici sono numerosi, grandi e potenti. Ma profondamente divisi. E quelli da noi meno lontani drammaticamente arretrati, nei diritti delle persone e nello sviluppo complessivo delle loro società.

 

Nell’ insieme, Oriente Medio e Africa islamici sono zone in cui la siccità rende difficile e costosa l’ agricoltura. E l’ industria è scarsissimamente presente. Le sue produzioni ad alto valore aggiunto quasi inesistenti. In cambio il tasso di natalità è tra i più alti del mondo. Con possibilità di scolarizzazione minime, di assistenza sanitaria ancor minori e di lavoro qualificato solo per segmenti più che ridotti delle popolazioni.

Ne consegue che l’ emigrazione verso l’  Europa continuerà intensa. L’ Europa ne ha bisogno, la sua economia non può farne a meno. Al tempo stesso mostra forti difficoltà ad assorbirla. Se non saprà organizzarne i flussi e affrontarne gli aspetti culturali oltre che quelli economici sui tempi medio-lunghi di una pianificazione strategica la questione può diventare esplosiva.

Le carenze dell’Unione Europea sono evidenti e drammatiche. La sua visione miope. Mentre è necessario e urgente un grande sforzo multinazionale. Un’ iniziativa che coinvolga tutto l’ immenso mondo musulmano, che va dal Tigri e l’ Eufrate fino ai mari della Sonda, dal Maghreb all’ Africa equatoriale e al lontano oriente pakistano e del Bangla-Desh, alla penisola malacca. Situazioni profondamente diverse: tra l’ Indonesia e l’ Arabia Saudita non ci sono minori differenze che tra la Svezia e la Sicilia. Parliamo di un miliardo e mezzo di persone!

 

L’ Islam in sè e per sè non è necessariamente più aggressivo e violento di altre religioni. Sono le società chiuse, dominate dai clan, gli individui, i gruppi, gli stati integralisti a produrre comportamenti violenti. Si tratta di distinguere. In politica i giudizi sommari si ritorcono contro chi li pronuncia.

 

 

(Image credits: Steve Evans)

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