PALLONI (S)GONFIATI

Pier Paolo Pasolini, parlando del calcio e del suo momento culminante, di quell’obiettivo ultimo che è climax del gioco stesso, disse:

“Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica”.

Il calcio è certamente sovversione del codice, anzi dei codici.
Per esempio sovverte il codice della strada: durante gli eventi calcistici è possibile infatti parcheggiare l’automobile impunemente, ovunque: che siano strade pedonali o tangenziali trafficatissime. Sovverte il codice UEFA sul fair play finanziario consentendo a squadre super-indebitate di partecipare a campionati di calcio e a manifestazioni internazionali in barba ai regolamenti di le Roi Michel Platini. Sovverte il codice penale consentendo di lanciare oggetti e improperi verso tutto e tutti al riparo di sciarpe e bandiere colorate.

Tutto questo non è nuovo, da sempre il calcio, almeno nel Belpaese, è uno strumento di acquisizione di consenso e, altrettanto spesso, di movimento di capitali verso paesi più “interessanti” del nostro. La novità è pero dei giorni nostri. Se fino a un decennio addietro i presidenti disponevano comunque  di rilevanti capitali, (vedasi Berlusconi al Milan, Moratti all’Inter, Garrone alla Sampdoria, i Viola ed i Sensi che hanno guidato l’A.S. Roma ed altri ancora) la seconda decade del XXI secolo ci mostra invece come sia possibile acquisire società calcistiche della massima divisione e gestirle con capitali quantomeno evanescenti.

Capitalisti che non mostrano il capitale.

Eclatante il caso Parma Calcio, che pare non disponga più neanche del danaro necessario a pagare le bollette del gas per l’acqua calda delle docce!
Facciamo un passo indietro: il patron Giampietro Manenti ha acquistato la proprietà della storica squadra emiliana per la stratosferica cifra di 1 euro, accollandosi 100 milioni di euro di debiti. Una pratica non infrequente anche fuori del calcio. Il magnate bergamasco è però titolare di una società con sede a Nova Goriza in Slovenia il cui capitale sociale versato risulta in 7.500 euro.
Infatti l’euro pagato per l’ acquisto è probabilmente passato di mano. I cento milioni di debiti sono rimasti dov’erano.
(fonti: WIKIPEDIA e MESSAGGERO VENETO)

Un caso strano che sovverte i codici verrebbe da dire, se non fosse che c’è una squadra che è costata ancor meno del Parma.
La Sampdoria è stata infatti acquistata da Massimo Ferrero (detto il viperetta) per 0 euro. La sua gestione è di certo più oculata. Tuttavia sembra che il contenzioso con il Comune di Genova per il debito derivante dall’uso dello stadio di Marassi non sia stato ancora risolto.
(fonti: WIKIPEDIA PANORAMA)

Nè in tema di debiti è difficile incontrare anche grandi club, squadre famose e titolate.
Una volta il proprietario di una squadra assumeva l’onore delle vittorie e l’onere dei conti. Adesso, diciamo pure da qualche tempo, l’economia si è evoluta e la finanza offre sempre nuovi strumenti. E’ la creatività, bellezza!  L’Inter del manager indonesiano Thoihr ne ha messo in campo uno geniale. Si tratta di prendere il buono della squadra –no, non alludo al centravanti o al portiere-, bensì agli asset che garantiscono un qualche reddito e senza rischi d’ infortunio metterli a rendita.
Prendete per esempio i flussi di pagamento sui diritti TV (soldi garantiti da contratti) e il marchio della squadra, metteteli in una newco (una nuova società, o per dirla con i grandi finanzieri un veicolo) e fatevi prestare una bella somma mettendo il veicolo a garanzia, e dato che non si tratta di una Panda usata magari ricevete anche 230 milioni di euro. Con 200 ci finanziate i vecchi debiti e liberate il precedente proprietario dalle sue fidejussioni;  con quello che resta ci fate arrivare l’acqua calda alle docce.
(Fonte: DAGOSPIA IL FATTO )

Una bella idea che sovverte anche i codici finanziari. E poichè le belle idee viaggiano veloci e gli americani non sono certo da meno degli indonesiani, ecco Pallotta e la sua A.S. Roma lanciarsi all’inseguimento con un’operazione fotocopia.
(Fonte: IL MESSAGGERO e IL SOLE 24 ORE)

Risultato? Il buono è ipotecato, chi doveva prendere i soldi li ha presi, tutti contenti e spesati. Certo che se, solo se e certamente non succederà, dovesse ripetersi un caso Parma con il residuo capitale buono ipotecato dalle banche internazionali, ai lavoratori, ai creditori, non rimarrebbe molto su cui rivalersi. Forse un bel biglietto per la tribuna, perchè per salvare il calcio si può anche sovvertire il codice di procedura fallimentare, con buona pace di Pier Paolo Pasolini.

 

(Image credits: Glenn Harper on Flickr)

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Un commento su “PALLONI (S)GONFIATI

  1. La nota sulla situazione económica, amministrativa e giuridica del calcio “maggiore” in Italia è una fotografía del nostro paese, in questo senso il calcio davvero esprime lo spirito degli italiani: triste ma vero!

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