UNA CALIBRO 22 PER SPARARE ALL’ARGENTINA

Al centro della scena del delitto ci sono spezzoni dei servizi segreti, non solo di quelli argentini. Cia, FBI, Mossad l’ attraversano continuamente o l’ aggirano dietro le quinte. Si nascondono, senza tuttavia rinunciare a far percepire la loro interessata presenza. Su questo sensibilissimo scacchiere, la prima mossa conosciuta è stata di Cristina Kirchner, poco prima della morte di Alberto Nisman.

Fuori il responsabile dei Servizi, sostituito con una persona di sua stretta fiducia, il segretario generale della Presidenza, Oscar Parrilli, un avvocato sessantenne che ha subito rimaneggiato l’ intero vertice.  E via l’ onnipotente capo della “Direzione Operazioni”, Antonio “Jaime” Stiusso. L’ uomo di mano della vicenda, destinato alla parte del deux ex machina, o più semplicemente del cattivo. Del giudice morto, era il massimo confidente.

Sarebbe stato lui a telefonargli sabato scorso. Non certo per tranquillizzarlo. Gli avrebbe detto che la sua vita e quella delle due figlie erano in estremo pericolo, era urgente farle proteggere ma non dalla sua scorta,  della quale doveva invece diffidare al massimo. Un allarme rosso! Lo afferma Diego Lagomarsino, un giovane tecnico informatico che da 7 anni lavorava con il magistrato.

Lo stesso che su sua richiesta gli ha portato a casa la propria pistola Bersa calibro 22 che ha sparato il colpo fatale. Ed è in questa circostanza che Nisman racconta a Lagomarsino la telefonata di Stiusso. Ma per quanto se ne sa, nella conversazione riferita nessuno dei due interlocutori fa cenno alle 2 pistole -una 38 canna lunga e una 22- che nel registro nazionale delle armi in possesso di privati risultano a nome del giudice. Non si capisce perchè gliene servisse una terza.

Sono solo fiammiferi accesi nella sterminata oscurità delle Pampas, le loro fiammelle l’ unica unanimità, i dubbi espressi da ogni parte sulla morte del giudice Alberto Nisman. Anche la presidente della Repubblica dice adesso che il suicidio le appare improbabile. Una considerazione che si ascolta anche girando per gli ambienti governativi. E in effetti numerosi indizi lo rendono poco credibile. Però neppure l’ ipotesi dell’ assassinio per mano di super-professionisti trova riscontri.

Perciò si parla di “suicidio indotto”, il giudice si sarebbe sparato sotto la minaccia di un castigo ancor peggiore. Appunto quello di far ricadere una vendetta sulle figlie? E’ plausibile, ma niente lo dimostra fino a questo momento. Forse gli inquirenti ne sanno di più. Per la stampa, Diego Lagomarsino è irraggiungibile. Sarebbe in un luogo segreto, protetto da 15 agenti speciali.

L’ Iran, il know-how atomico dell’ Argentina, equilibri strategici internazionali, vent’ anni di trame occulte, presidenti della Repubblica e funzionari dei servizi segreti di due generazioni d’ argentini, congiure politiche, vendette personali. Non è facile immaginare un groviglio più intricato. E i pericoli che nasconde. E’ frequente sentir dire che questa storia è appena cominciata. Giornali e TG non parlano d’ altro. L’ anno elettorale ne sarà marcato a fuoco.

 

(Image credits: “Bersa Thunder 380 nickel” by Ptkfgs)

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