UNA RAPIDA RIFLESSIONE SULLE ELEZIONI SPAGNOLE

Un’analisi di Roberto Toscano, ex ambasciatore, scrittore,
docente, specialista e commentatore di politica internazionale, da anni residente a Madrid.

Una prima e veloce riflessione sulle elezioni spagnole di domenica scorsa è necessariamente schematica. Anche a causa dell’incompiutezza dell’esito (ormai frequente, non solo in Spagna) e delle difficoltà a coniugarlo con il sistema politico del paese e la sua storia.

A lungo s’è pensato che il bipartitismo –Partido Popular, a destra; Partido Socialista, a sinistra- potesse essere un asse stabile, se non permanente del sistema. Tale presunzione, se non viene cancellata risulta però vanificata dalla comparsa di nuovi soggetti politici e del loro consolidarsi.

Pur ottimo, il risultato del PSOE non è sufficiente. Adesso Sanchez e i suoi dovranno trovare come armare una coalizione. Ciò che non sarà per niente facile. I partiti spagnoli, infatti, a differenza di quelli italiani (o tedeschi) non hanno grande esperienza di questa tecnica.

Pedro Sanchez – Leader del partito PSOE

Podemos sarebbe il candidato naturale a partner del PSOE, ma non solo i numeri non sono risolutivi; c’è il problema della contraddizione tra il radicalismo di questo partito e la moderazione a cui i socialisti hanno improntato la campagna elettorale, nello sforzo di sfondare al centro.

Per questo malgrado le prime dichiarazioni d’indisponibilità, resta in campo l’ipotesi che la coalizione di governo invece di Podemos possa coinvolgere Ciudadanos, che da posizioni centriste ha guadagnato un buon successo. Sebbene il suo scivolamento a destra nel tentativo di sostituire il Partido Popular come elemento portante della destra l’abbia spinto ad accentuare fortemente la polemica antisocialista. Rendendo così più che problematica anche questa ipotesi.

Santiago Abascal – Leader di VOX

La novità più significativa del voto sta nel fatto che un partito di estrema destra, VOX, entra in Parlamento con 24 seggi. Non si tratta di un partito “nostalgico” neofranchista. Ma di una formazione politica che cerca di puntare su alcuni temi d’oggi per chiamare a raccolta la vecchia Spagna conservatrice (contro l’indipendentismo regionale, ma anche contro il femminismo e a favore della Corrida, attualmente sotto tiro degli animalisti e già proibita in Catalogna).

Colpisce che il suo linguaggio evochi la storia della Spagna in senso identitario e militante (si parla di Reconquista contro l’egemonia progressista, quasi a evocare la crociata di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona contro musulmani ed ebrei). Nessuno pensa a un’influenza di VOX sull’area governativa. Il suo peso parlamentare è scarsamente rilevante. Non v’è dubbio, tuttavia, che d’ora in poi certi temi e certi linguaggi avranno diritto di cittadinanza nella politica spagnola.

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